Phototherapy Techniques

macchinafoto1 “Credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate”.

Diane Arbus

Nel colloquio clinico la fotografia favorisce la comunicazione tra paziente e psicoterapeuta, in quanto nelle immagini si trovano metafore di stati d’animo a volte difficili da descrivere e verbalizzare. Le immagini, create ed osservate, si trasformano in un veicolo espressivo attraverso il quale il soggetto può più facilmente esprimere pensieri, emozioni, ricordi, sentimenti che diventano, in questo modo, un materiale molto ricco all’interno del percorso terapeutico. Lo strumento terapeutico privilegiato è la parola ma questa da sola non sempre è in grado di farsi strada nella memoria e trarre ricordi dall’inconscio. Le foto hanno due livelli, uno descrittivo ed uno connotativo con significato più simbolico ed allusivo.

Judy Weiser, psicologa e fotografa, è una dei pionieri della fototerapia; negli anni ’70 si rese conto di come ognuno di noi davanti ad una fotografia avesse una storia diversa da raccontare, ricca di vissuti personali. J.Weiser (1999) sostiene che la fotografia ha un potere evocativo molto forte, che l’intreccio della dimensione verbale con quella visiva ed emotiva rappresenta la chiave di volta per scoprire e trarre nuovi elementi in grado di mettere in contatto il sé cosciente con quello più nascosto di ogni persona.

“Potremmo definire l’uso della fotografia in ambito clinico e sociale come un accesso facilitato ai sentimenti e alle percezioni del paziente relative alla sua esperienza” (J.Weiser, 2006).

Dopo 30 anni di ricerca Judy Weiser arriva a definire cinque tecniche, le PhotoTherapy Techniques, basate sul processo proiettivo, una tecnica non esclude l’altra, sono tutte collegate tra loro ma indipendenti, si adattano alla formazione ed all’approccio teorico del terapeuta.

Photo-Projectives L’utilizzo della fotografia viene proposta dal terapeuta al paziente come strumento proiettivo. L’atto di guardare qualsiasi immagine fotografica produce percezioni e reazioni che vengono proiettate dal mondo interiore della persona sulla realtà.

Fotografie scattate o raccolte dal paziente Il soggetto usa la macchina fotografica o fa proprie le immagini di altri e lavora con queste fotografie in risposta a temi proposti dal terapeuta

Fotografie del paziente scattate da altre persone Fotografie che ritraggono il soggetto scattate da altre persone; si lavora sull’immagine del paziente vista attraverso lo sguardo dell’altro

Album di famiglia Vengono usate fotografie che parlano della storia e della famiglia del paziente

Autoritratto L’obiettivo è lavorare sulla rappresentazione che il paziente ha di sé, la persona ha il controllo totale sulla creazione dell’immagine, decide lei cosa mostrare di sé stessa.

PhotoTherapy (Fototerapia) è la fotografia utilizzata come strumento all’interno della relazione clinica, mentre la Fotografia Terapeutica (Therapeutic Photography) è la fotografia usata dal soggetto come strumento di crescita personale senza un risvolto terapeutico.

PHOTOLANGAGE©: la fotografia come strumento di comunicazione e mediazione nel gruppo

“Spesso ci sorprendiamo nello scoprire, attraverso la parola dell’altro, una visione nuova e creatrice, un punto di vista diverso sulla realtà, che sembra aprirci nuovi orizzonti”.

Claudine Vacheret

photolangage

Il Photolangage© utilizza le fotografie per dare supporto alla parola, per coloro che incontrano difficoltà ad esprimersi e a parlare in gruppo delle loro esperienze diverse e talvolta dolorose sul piano personale (C.Vacheret, Foto, gruppo e cura psichica, 2000).

La fotografia, oggetto culturale, svolge la funzione di oggetto transizionale per poi divenire oggetto simbolico della mente gruppale (C. Vacheret).

Il Photolangage© sollecita la capacità di raccontare una storia, di trasformare in parola il vissuto corporeo, di trasformare l’affetto in sentimento attraverso la parola. Il Photolangage© usa la fotografia come strumento di mediazione in gruppo, può essere usato con diversi tipi di utenza ed in contesto sia clinico che formativo. Il gruppo permette di ampliare, arricchire e modificare, il proprio punto di vista rispetto al tempo proposto ed attraverso la discussione viene favorito l’ascolto, la tolleranza alla diversità, ed il rispetto del vissuto altrui.